Raccontare di sè: un metodo utile per avviare un percorso di recupero e cambiamento dando una nuova impronta alla propria esistenza.
Il metodo autobiografico nasce dalla volontà, a volte dalla vera e propria necessità, di raccontarsi. E' un genere psicologicamente utile per chi lo adotta, perchè consente una maggiore comprensione e interpretazione del proprio vissuto, dei comportamenti, dei sentimenti che lo invogliano a rivelarsi sempre di più. La scrittura diventa così una valvola di sfogo, una strategia per affrontare i problemi, una riflessione su se stessi, un confronto con la propria personalità.
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Se la depressione è una gabbia dorata
Se la depressione si traveste da alleato
Usare un disagio psichico per ottenere, per avere, per non fare. E' possibile? Agire così in modo volontario è molto raro e implica un intento manipolatorio che, per fortuna, non è così diffuso. Ma che la mente possa, in modo inconscio, individuare in un sintomo lo strumento migliore, in quel momento, per avere dei vantaggi o affrontare situazioni difficili, è sicuramente vero. E' ciò che accade in diversi casi di depressione. La persona, per i motivi più diversi entra in crisi depressiva: mentre la vive e sta realmente male, paradossalmente qualcosa in lei si accorge che, attraverso il malessere, può ottenere dei benefici - in psicoterapia chiamati "secondari" - che prima della crisi depressiva non riusciva ad avere.
Usare un disagio psichico per ottenere, per avere, per non fare. E' possibile? Agire così in modo volontario è molto raro e implica un intento manipolatorio che, per fortuna, non è così diffuso. Ma che la mente possa, in modo inconscio, individuare in un sintomo lo strumento migliore, in quel momento, per avere dei vantaggi o affrontare situazioni difficili, è sicuramente vero. E' ciò che accade in diversi casi di depressione. La persona, per i motivi più diversi entra in crisi depressiva: mentre la vive e sta realmente male, paradossalmente qualcosa in lei si accorge che, attraverso il malessere, può ottenere dei benefici - in psicoterapia chiamati "secondari" - che prima della crisi depressiva non riusciva ad avere.
Il buonismo è nemico dell’istinto
Quando la fiducia è una trappola
Chi ha una visione ottimistica della vita vive meglio di chi ne ha una pessimistica, affronta le difficoltà con più prontezza e vigore. Questo è certamente vero ma se si esagera con questa fiducia a prescindere, si finisce per non cogliere i pericoli della realtà in cui si vive. In primis non riconosce i manipolatori, cioè coloro che intendono sfruttarlo ai propri fini. Accade ad alcuni che proprio “non vedono” la malevolenza o l’inganno anche quando ce l’hanno chiaramente di fronte, tanto che un osservatore esterno se ne accorge subito. È come se il loro “radar” psichico e mentale non avesse la capacità di cogliere le trame e i segnali ambivalenti che talora è inevitabile incontrare. Il motivo di questa ingenuità risiede nell’associazione di due meccanismi psichici inconsci, chiamati proiezione e negazione.
Un lato Ombra esiste in ognuno di noi
Con la prima (la proiezione) la persona proietta di continuo la propria buona fede negli altri, cioè la attribuisce a chi ha di fronte, a prescindere da chi sia, e quindi trova giustificazioni buoniste a qualsiasi suo comportamento. Con la seconda (la negazione), si difende da un’immagine dell’altro che potrebbe risultare troppo dolorosa o complessa da affrontare, rifiutandola in blocco e negandone l’evidenza. Il candore che ne risulta è dunque segno di immaturità: non si vuole fare esperienza del lato Ombra di chi abbiamo intorno. Si spera – come fanno molti bambini – che il Cattivo non esista e che le persone siano tutte buone e “ buone tutte”, nella loro interezza. Ma quando si fa così con gli altri, è perché lo si fa anche e anzitutto con sé stessi. Vuol dire che il “super-ottimista” non conosce, lui per primo, il proprio lato Ombra, la zona oscura della psiche, che ognuno per natura possiede. Forse ne ha paura, forse non l’accetta. Eppure, se non vuole venire raggirato e manipolato, deve cominciare a conoscersi, a vedere i propri aspetti controversi, a riconoscere la propria “manipolazione della realtà”, che sta mettendo in atto. Solo così avrà gli occhi liberi per vedere con chiarezza ciò che lo circonda.
Se l’ansia nasconde la voglia di vivere
L’ ansia, specie se non ha cause apparenti, è un’emozione che ci mette a dura prova e che può farci imboccare un labirinto insolubile di terapie inadeguate. Stiamo facendo le nostre normali attività, quando all’improvviso prorompe in noi una fastidiosa sensazione che stia per capitare qualcosa di brutto, che non sappiamo cosa sia. A volte l’ ansia prende la forma dalla paura di morire, o dall’angoscia per il fatto che “un giorno” dovremo morire e che nulla ha senso. A volte siamo assaliti da un generico ma intenso terrore di essere soli, di non essere “reali”, di non farcela. In altri casi si ha la sensazione che qualcosa di terribile e di più grande di noi incomba nella nostra vita. E infine, a volte, si presenta un’acutaansia “senza oggetto”, pura tensione, puro stato di allerta senza nessun’altra sfumatura.
Risveglia l'istinto
Getta via tutti i pregiudizi:
è una qualità di serie A.
Giudichiamo spesso l'istinto come una capacità inferiore, che ci accoumuna agli animali. Nelle cose che contano diamo fiducia solo al ragionamento. E se invece l'istinto fosse l'unica facoltà che ci permette di essere noi stessi?
Siamo abituati a ritenere che il ragionamento, i pensieri, la riflessione siano facoltà di serie A e l'istinto invece di serie B. Ma è semmai vero il contrario: l'istinto, infatti, è ciò che ci permette di essere noi stessi. Non dobbiamo sottovalutarci perchè dentro di noi esiste un enorme potenziale che aspetta solo di essre liberato. Siamo la miniera di noi stessi e non lo sappiamo! Non dimentichiamoci che l'uomo è sopravvissuto per millenni senza tecnologia e lo ha fatto grazie all'istinto, una sorta di bussola interna che permette di intuire cosa è meglio per noi e per la nostra realizzazione. E questo lo fa ogni giorno, se non glielo impediamo. L'istinto è il contrario del volersi dirigere: è affidarsi. Se non ti dirigi, se non pretendi di sapere cosa è giusto o sbagliato per te, sarà qualcos'altro a dirigerti, cioè il tuo nucleo, che sa cosa è meglio per il tuo sviluppo. L'istinto ti porta insomma a "svolgere la tua funzione", a crearti il tuo destino, ti conduce là dove devi andare.
Il tuo miglior amico.
Pensa ad esempio al migliore amico che avevi durante gli anni della tua infanzia: era il tuo alleato, il tuo socio. Un istinto infallibile l'aveva scelto per te, perchè era quello con cui stavi bene, l'amico che ti ci voleva. Allo stesso modo oggi l'istinto è "il socio" che ti guida sulla tua strada, per farti realizzare i tuoi sogni e trovare persone, occasioni, lavori e situazioni giusti per te.
Noi non sfruttiamo questo giacimento segreto di energia che possediamo perchè viviamo a un livello superficiale, imprigionati nella razionalità e nell'abitudine. Per fare sprigionare l'istinto dobbiamo invece affidarci alle azioni spontanee, che sono come delle trivelle che pescano in profondità il petrolio, come geyser naturali che erompono portandoci in alto con loro e spazzando via i detriti di una vita piatta e banale. Lasciamoci prendere per mano e vediamo dove l'istinto ci può portare!
IL LUOGO COMUNE: ISTINTIVO = ROZZO
Secondo l'opinione comune la persona istintiva:
- Dice e fa tutto quello che le passa per la testa senza pensieri.
- Non sa controllarsi.
- E' sincera ma ingenua.
- E' passionale ma inaffidabile.
- Fa simpatia ma si complica la vita.
- Non ragiona.
E' proprio lui la tua parte saggia
Sia la natura sia il nostro corpo vivono e funzionano grazie alle azioni istintuali: la pianta mette i germogli altrimenti muore; se il cuore non pulsasse, noi cesseremmo di vivere. Perchè per l'anima dovrebbe essere diverso? Le azioni istintuali sviluppano la nostra trama: se le blocchiamo, blocchiamo la nostra fioritura. Se le snobbiamo, snobbiamo l'oro che è in noi. Chi sarebbe così folle da spingere a mano un auto con il serbatoio pieno anzichè saltare su, mettere in moto e partire? Eppure è proprio quello che facciamo quando non ci affidiamo alle azioni dell'istinto.
Azioni in cui ti specchi.
Mangiare quando abbiamo fame, bere quando abbiamo sete, addormentarci quando abbiamo sonno: queste sono le azioni istintuali più comuni. Ci sono poi tutte quelle azioni che ci vengono naturali e che ci danno un benessere immediato: per alcuni di noi guidare l'automobile, per altri impastare il pane o fare il bucato, per altri ancora cantare o correre o nuotare. Per ognuno ne esiste almeno una: non la si può consigliare, viende da sè. Ci snon infine le cosiddette scelte importanti, frutto dell'istinto e non dei ragionamenti o delle convenzioni, come rompere una storia o cominciarne un'altra al momento giusto.
La cosa giusta.
A che cosa servono queste azioni? Ogni azione istintuale è la migliore scelta possibile in una data situazione: arriva da sola e rappresenta la cosa giusta al momento giusto. E' necessaria ed essenziale: è l'unica cosa che va fatta in una certa circostanza. E' segreta, silenziosa e senza opinione. E' naturale, non associata allo sforzo individuale e porta la nostra unicità ad emergere: con l'azione istintuale, infatti, puntiamo a essere noi stessi.
tratto da Riza Psicosomatica
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